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Oggi sto proprio bene, mi sento forte come un leone, fresco e scattante come una tigre, sono quasi le 11, scendo dal letto e ritrovo il familiare tappeto persiano che da generazioni si tramanda la mia famiglia, ancora morbido e perfetto, quasi fosse stato appena tessuto. Mi avvicino alla finestra ed osservo il mare, ci sono gia'dei ragazzi mattinieri che si divertono a sfidare le onde dell'oceano incuranti della forza terribile delle onde del Pacifico, osannati dalle ragazze sulla riva... sembra proprio quel telefilm con i bagnini vestiti di rosso... anche se qui ci troviamo alle Hawaai. Pero'.. un ragazzo e in difficolta'..vedo una bagnino che ancheggiando si getta a salvarlo, ma non capisco perche’si ostini a mettersi quelle orecchie da coniglio. Scatta la sirena di allarme, anche gli altri bagnini si gettano a soccorrere il malcapitato. La sirena si fa sempre piu'forte, e non capisco perche'mi sento cosi'appesantito ora...annaspo cercando la luce, sposto una coperta, cado per terra e mi ritrovo lungo disteso su di un pavimento duro e freddo di piastrelle di marmo. Una serie di sproloqui mi riempiono improvvisamente la bocca, mentre le mani cercano disperatamente di raggiungere la sveglia...
Silenzio
No, brusio e clacson: automobili che corrono in strada
Apro la finestra e una ventata gelida cancella anche le ultime ombre del sogno e del buffo bagnino coniglio, mentre i miei occhi osservano sconsolati la neve sporca della citta', gli autobus e piccoli omini indaffarati per la strada. Sono solo le 6 e mezza ma gia'e tutto un brulicare di movimento come in un turbine di neve. Quanto vorrei abitare sulle montagne che scorgo in lontananza, con della vera neve e degli alberi veri, non i soliti onnipresenti platani, utili solo come bersaglio nelle stragi del sabato sera.
E tempo di muoversi. Osservo il cellulare, potrei chiamarla, solo per sapere come sta, ma e troppo presto e sicuramente non si e'ancora svegliata, mi dice che si alza sempre tardi e non sara'il caso di toglierla alle amate coperte. Corro in bagno a piedi scalzi per andare a prendere un paio di calze dallo stenditoio. Arrivo ed accendo subito il termoventilatore. Un caldo soffio d'aria mi avvolge e sento tornare la pace. Questa'e la stanza piu'interna della casa nella quale nessun rumore esterno arriva ma non riesco a non pensare a Phoy, penso alla sua voce ed al suo k-way. La sua famiglia viene dal Laos e fuggita anni fa negli USA per sfuggire a qualche dittatore sanguinario, ed ora lei si trova qui in Italia a studiare, mentre fa la ragazza alla pari da una famiglia di noti avvocati torinesi. Vorrei vederla, mentre mi cambio mi osservo allo specchio e piu'che un uomo vedo uno straccio, smagrito, colorito terreo ed occhi fuori dalle orbite come uno che faccia un lavoro massacrante giorno e notte.

In effetti gli ultimi mesi sono stati duri, prima facevo il programmatore e tuttofare nello studio del Professore, poi alla ricerca di nuove avventure iniziai a lavorare solo la mattina in una piccola ditta di informatica di Pinerolo, la TeraData, dove speravo di riprendermi un po'facendo i programmi per il macellaio ed il fruttivendolo, senza committenti ansiosi e modifiche radicali a progetti ormai quasi conclusi. Pero'e'carina Pinerolo, potrei portarci a fare un giro Phoy uno di questi giorni! Ma cosa sto pensando..
Come se mi avesse visto sul serio nella fredda serata che ci siamo incontrati, probabilmente adesso stara'facendo chissa'cosa e pensera'al suo ragazzo californiano che la sta aspettando con ansia, o forse ancora sara'in giro per Palazzo Nuovo con Sandro, mentre lui cerca disperatamente di concupirla millantando chissa’quale misteriosa collezione di stampe antiche...

Mi rivesto, devo prendere il treno a Porta Nuova, ho giusto il tempo di infilarmi rapidamente un paio di pantaloni a caso, una camicia, maglione, scarponcini per la neve, il portatile... Apro la porta ed inizio a scendere le scale, chissa’se la incontrero’vicino alla stazione? Lei abita li'vicino e ...controllo le tasche, mi accorgo che ho scordato il portafogli in casa; chissa'perche’oggi sono cosi'distratto, sara la stanchezza o forse la voglia di restarsene sotto le lenzuola a sognare il mio mondo fatato. Eccolo, appoggiato sul davanzale.

Fa freddo, nella grande stazione osservo i grandi tabelloni con le partenze e gli arrivi, il treno e'come al solito in ritardo e c'e'tutto il tempo per fare finalmente colazione. Mi dirigo ad uno dei gabbiotti vicino ai binari dove in pochi secondi ti scodellano un caffe’discreto con un accettabile croissant, oltre all'immancabile bicchiere di acqua gassata. Il ragazzo del bar sembra essere nordafricano, sui 30 anni, 4 piu'di me, sta parlando in francese con un suo amico-cliente che si lamenta della situazione italiana. Non posso resistere, mi inserisco nel discorso. Chissa’se Phoy parla anche francese, nell'Indocina mi pareva proprio ci fossero colonie francesi. Il ragazzo fuori dal bancone si trova male qui, abita a Milano ed e'venuto a Torino per lavoro, fa il muratore, o qualcosa che ha a che fare con le costruzioni, dice che in Belgio dove aveva lavorata le cose sono piu'semplici, la vita costa meno, e da quando e'arrivato l'euro i prezzi sono aumentati. Sua figlia va ancora all'asilo e lui e costretto a comprare tutti gli accessori del caso come zainetti diari all'ultima moda per non farla sfigurare con i compagni. Accenna ancora qualcosa che non colgo sull'assistenza sanitaria, poi li saluto e mi dirigo verso il treno sul binario 4 destinazione: Pinerolo-Torre Pellice, "treno regionale sola 2^classe proveniente da Pinerolo in arrivo sul 4^ binario".

La voce sintetica, metallica ed impersonale scandisce la destinazione mia e di vari altri pendolari, come il canto delle sirene spinge il nostro gruppo di abitanti di Itaca verso gli scogli e le ore che passeremo seduti su di una scrvania. Tutti rispondiamo in coro e un serpente si srotola verso il binario, mi tornano in mente le scene di Metropolis di Fritz Lang, o Charlot in Tempi Moderni: l'individuo annichilito dalle macchine e spinto come un branco di pecore dal latrato del lupo.

La grande macchina inizia a rombare e nello sferragliare degli scambi inizia il viaggio verso la campagna e le valli prealpine.
Passano accanto a me le uniche gallerie del percorso, si intravedono delle figure che si muovono nell'oscurita',forse dei clochard, o degli operai, non riesco a distinguere bene, e penso al bel caldo del treno ed alle persone che mi sono accanto. Una ragazza con una giacca azzurra si volta, ma no, non e Phoy purtroppo, in fondo che cosa potrebbe avere da fare da queste parti? La citta’sta finendo, bivio Sangone alla mia destra quello che potrebbe essere un reperto di archeologia industriale, una specie di grossa gru come quelle che si incontrano nei grandi porti, completamente avvolta nei rampicanti verdi ed impolverati. Mi sento un po'come quel cemento, stanco e corroso dall'interno, "ha le potenzialita'ma non si applica", o meglio, non si restaura da solo. Pero'e'per questo che ho cercato un lavoro dipendente, per rilassarmi e poter pensare a me, a Phoy...Sempre mi torna in mente questa persona, dovrei chiamarla! Ma come la prenderebbe, penserebbe subito che sia il classico italiano che si attacca a tutte le ragazze che incontra..Certo e' che gia'Sandro ha fatto molto per riconfermare questo mito.

None, una piccola citta’nella nebbia della pianura padana, nebbia, freddo, sortilegi che trasformano gli occhi della mente in quelli di un gattino appena nato, ciechi o annebbiati, incapaci di cogliere la realta'delle cose, e la semplicita’del mondo. Un passaggio a livello, un lattaio forse, od un postino, con la sua bici da travet prima del boom economico. Osserva quasi divertito queste persone che devono correre al lavoro rapidi, dentro a questi scatolotti traballanti. Sembra sereno, e probabilmente lo e'davvero, non vuole vedere cio'che gli viene mostrato dall'esterno, ma cio’che appare di fronte a lui, di prima mano.


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