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Writings > Stories
Sono le 9:00 PM, mi trovo in una camera rosa pastello, vicino alla porta una poltrona "Frau" e di fronte a me un computer, sopra un tavolo di cristallo. C'e'caldo, molto caldo, il ministero della sanita'impone almeno 20 gradi e qui ce ne sono 24, senza uno spiraglio o soffi d'aria. La camera e'chiusa per impedire ai paziento di venire a curiosare, giusto per la privacy. In piu'questo e'il mio posto, dove posso fumare tranquillamente perche’ nessuno oltre a me entra in questo ufficio da 3 metri per 2.
Entra un medico che mi chiede di battergli il referto di una signora a cui e'stata fatta un'ecodoppler, pare che il flusso sanguigno sia regolare, l'aorta fa ancora il suo mestiere come, per il momento, la mia. Talvolta lavorando in uno studio medico si sentono storie terribili, che ti portano a chiedere "ma e'giusto che avvengano queste cose?" una ragazza di 29 anni, poco tempo fa, era venuta per un controllo dovuto ad un mal di pancia persistente, si trattava di un "brutto male" come qualcuno dice... 29 anni con un figlio di due, e il marito che cercava di consolarla in qualche modo, di cercare di ridarle la gioa di vivere scappata in un istante con le poche fredde parole della medicina.
La porta si chiude, il referto e'pronto e lo osservo uscire dalla stampante sulla carta intestata simile a quella di una grande universita'. Se lo puo'permettere il Professore, e'un'autorita'nel suo campo a livello nazionale, ed il suo studio e'stato uno dei primi a nascere dopo la seconda guerra mondiale quando pochi erano i laureati, ed ancor meno i medici. Ha fatto fortuna e ha cercato di portare un po'del suo calore umano in questo luogo. Sembra quasi un grande ristorante, affreschi e luci soffuse ovunque, stucchi e trompe l'oeil come in una dimora barocca. Percorrendo lentamente i corridoi non si pensa ad uno dei piu'grandi studi di Torino, ma ad un luogo di gioia. Questa forse e'stata la sua fortuna, non piu'stanze fredde ed impersonali, ma un luogo caldo ed accogliente, ed in fondo al complesso la stanza del Professore.
Simile per impostazione ad un gabinetto medico ottocentesco, ma ordinato e pulito quasi maniacalmente... l'ordine regna in questi luoghi, persino gli antichi tubi a raggi-x esposti in splendide bacheche di fronte all'ingresso dell' "ufficio" splendono lindi, riflettendo le luci del lampadario di cristallo che illumina il luogo. Un silenzio come in un tempio dell'antica Grecia pervade la sala, non il rumore della vita di fuori, non il ronzio dei condizionatori e delle lampade al neon, solo un flebile sottofondo di musica classica, portano l'avventore nel luogo della conoscenza. Potrebbe essere la scena di un teatro dove scorrono incessanti tragedie e commedie, drammi e liete fini, dove la commedia umana giunge al suo acme e volge verso il paradiso o l'inferno.
Passa il tempo, penso a quanto vorrei essere altrove, disteso su di un letto a guardare sul soffitto le ombre di una candela mutevole, sognando di essere in altri luoghi ancora, forse su di un'isola tropicale o sdraiato su di un prato di fronte al mare in tempesta. Osservo invece le regolari incisioni della tappezzeria che mi ispirano strane allucinazioni di macchie che oscillano di fronte ai miei occhi...caldo...stanchezza...silenzio opprimente...suoni ovattati che filtrano dalle spesse pareti costruite dai Savoia nel loro massimo splendore, pareti fatte per durare, e separare il mondo reale da quello regale. Ora sono qui, assorto nei miei pensieri sognando altri luoghi. Un pensiero ricorrente che ossessivamente mi annichilisce l'anima...caldo..
Passa il tempo, sono le 22, e l'ultimo cliente ha ormai lasciato lo studio, felice di essere guarito almeno dai mali del corpo. Saluto il Professore e il suo assistente, e mi dirigo di buon passo verso casa. Percorro rapidamente le strade che da 25 anni ormai percorro.. Via Micca, il ristorante giapponese (mmh ci dovrei ritornare...), Piazza Solferino, manca poco, i passi si susseguono rapidi. Trrr...brivido di freddo? e'febbraio certo...Trrr ma che? Trrr... ah il cellulare...dove...Trrr...
Daniele-Pronto?
Roberto-Pronto! Sono appena tornato da Roma, dai vieni a prenderti una birra, mi accompagnio all'autobus e facciamo due discorsi!!
D-No dai,.sono stanco, fa freddo, c'e'buio, anche i lupi sono in casa al caldo!!
R-Okay ci vediamo in Piazza Castello fra 10 minuti-click!
D-Mapp..
Qualsiasi cosa mi viene in mente "e'male", ma ormai mi ha preso in castagna, e non nego che una birretta non mi dispiacerebbe, vedere qualcuno che non sia un medico od un paziente, rifaccio il percorso all'indietro, sino a Piazza Castello. Rivedo la coppia di barboni nascosta nell'androne di un palazzo, intirizziti dal freddo. Sto andando a prendere una birra con un caro amico, dopo una giornata di lavoro spossante...Non e'tutto cosi'malvagio...se non fosse per la tosse che ormai da un mese mi segue come un animaletto domestico fedele ed affettuoso. Passa un autobus, riconosco Roberto dal finestrino che mi saluta, io tolgo la mia dalla tasca e nonostante il freddo pungente rispondo con un gesto sommesso.
Una delle piazze secondo me piu'belle di questa strana citta’ ai piedi delle alpi, dove si fondono mille stili diversi, dall'ostentato barocco del castello alla parte posteriore dello stesso, di pietra brulla come un antico castello medievale, e la torre che svetta sulla piazza, di epoca fascista, ma stranamente integrata nel magnificente spettacolo di quella che fu la capitale d'Italia...E le stelle oscillano nel cielo mentre osservo queste costruzioni cosi'familiari ma cosi'lontane nel temo.... Daniele...Daniele...Una voce mi richiama nella realta',Roberto e'arrivato finalmente,la fermata e'piu'avanti del nostro punto d'incontro. Decidiamo di scendere verso la stazione per Via XX Settembre, anziche’per la piu'grande Via Roma, ci sono piu pub interessanti, localini e luoghi di ritrovo, oltre ad essere piu'adeguata alla stanchezza che mi porto addosso in questo momento. Incassata e scura.
Roberto e'contentissimo! Finalmente sta facendo un lavoro che gli piace! Gli hanno assegnato il compito di preparare il programma di gestione dei radar dei razzi Ariane, il suo sogno e'sempre stato di entrare nel mondo dei "veri programmatori"...quelli che riuscirono a mandare i primi satelliti artificiali verso Marte, Giove.... Lo vedo dopo tanto tempo finalmente felice, e mi regala un po'di questa gioia con i suoi discorsi entusiasti e la sua voce quasi gridata. Io ascolto e mi beo della sua allegria, rendendola mia per un momento, dimenticando il freddo ghiacciato di quel febbraio di Torino, riscaldando le rade nuvole in cielo e rendendole piu'simili a quelle primaverili piene di pioggia calda e vitale. Intanto continuiamo il nostro passeggiare per la strada buia, giocando e ridendo come due bambini appena usciti dall'asilo pronti per buttarsi a tavola a divorare il pasto.
Scorgiamo allora due ombra piu'avanti, che appaiono e scompaiono con il lento ritmo dei lampioni, sembrano essere un uomo ed una donna forse ritornati da una cena con gli amici. O forse una serata a lume di candela dove lui finalmente dopo un lungo fidanzamento ha deciso di sposarla, una cena felice in cui il mondo era pieno solo di lei e di lui persi l'uno nell'altra ...ma...quella camminata, quella voce... ora che siamo vicini non crediamo ai nostri occhi e alle nostre orecchie...quello e il nostro amico Sandro...con una ragazza!!!
Un ragazzo un po'particolare Sandro, lo chiamavamo affettuosamente "piovra" a causa del suo feroce desiderio di incontrare nuove ragazze e nuove avventure. La sua faccia tosta per noi e'sempre stata vista come una vera forza della natura: inarrestabile e terribile. Qualsiasi suo gesto, ogni sua azione aveva solo un obiettivo ovvero, il sesso, ma senza apprezzabili risultati per quanto da noi verificato. Vederlo dunque cosi'in un freddo martedi'sera, accompagnato da una donna, destava in noi uno stupore incredibile dandoci una nuova immagine di lui, non piu'il buffo fanfarone di un tempo, ma un genio incompreso che ora, tolto il velo della parola, risollevava le sue sorti con i fatti nel mondo reale.
Ci avviciniamo di soppiatto, cerchiamo di confonderci tra le mezze luci, negli androni dei palazzi, dietro le alte pensiline delle fermate degli autobus...siamo vicinissimi...un grido, un balzo e siamo su di lui come due leoni di montagna sulla preda. Non si scompone e ci saluta con entusiasmo. Ci mettiamo a parlare degli ultimi mesi, era da parecchio tempo che Roberto soprattutto non incontrava piu'Sandro, ed io stesso avevo perso il suo numero di telefono insieme al mio cellulare. Ovviamente il nostro interesse era volto soprattutto al fatto eccezionale, vederlo con una ragazza! Quindi si preoccupo'di fare le dovute presentazioni; la ragazza si chiamava Phoy, di Sacramento (CA), ed era qui per studiare l'italiano. La realta'stava repentinamente affiorando, il Sandro da buon frequentatore di Palazzo Nuovo, sempre intento nelle sue cacce, aveva sentito che la ragazza stava cercando dei luoghi dove seguire lezioni di italiano e si era spacciato per grande amico dei vari professori di lingue, facolta’alla quale era iscritto. La ragazza sperando in un aiuto sincero aveva colto l'occasione, ma la serata che avrebbe dovuto essere carica solo di amicizia stava diventando almeno per Sandro l'occasione di un avventura con una straniera.
Intanto osservo la ragazza, molto carina, un po'cicciottella ma non tanto da risultare fastidioso, benche’avvolta nel suo k-way azzurro lasciava trasparire dal suo modo di muoversi e dall'abbigliamento una persona non convenzionale. Sentivo che potevo fare quattro chiacchiere con lei e fare un po’di discussione con una persona di cultura diversa dalla mia. Primo argomento su cui ci troviamo e'la nostra comune conoscenza, ovvero Sandro, e qui vengo a sapere molte delle cose che vi ho introdotto poco sopra, come normale evito di dichiarare apertamente alla ragazza quello che so sul soggetto, ma...qualcosa comincia con sempre piu'forza ad insinuarsi nel mio animo, una sorta di sottile ruscello, labile, stentato, ma non penso alla cosa. Il mio obiettivo diventa parlare il piu'possibile con questa perfetta sconosciuta; passiamo alla politica, alla critica di alcuni governanti, alla situazione in Italia e negli USA. Passa il tempo. Passano i minuti. Il ruscello diventa sempre piu'grande. Sento che quello che sto provando non e'piu' agitato solo da un refolo d'aria, ma da una tempesta tropicale, un tornado che mi avvolge e mi porta verso una sola conclusione: Questa ragazza, mi piace!
Arriviamo finalmente a Porta Nuova, Roberto e Sandro prenderanno il loro autobus di per Nichelino, e rientreranno a casa, lo stesso Phoy che si dirige in Via Sacchi dove lavora come "au-pair" per mantenersi gli studi in Italia, ed io torno a casa, sognando di rincontrare quella ragazza tanto interessante il piu'presto possibile.
Il rientro a casa diventa quasi una corsa, saltello come se fossi un cerbiatto, penso a lei come in un sogno, non sono ancora certo di averla incontrata veramente, e mando un messaggio a Sandro chiedendogli se mi puo'dare il numero di telefono di Phoy, totalmente sicuro di trovarlo preparato alla mia domanda. Mi siedo su di un marciapiede aspetto la risposta dell'amico, incrocio le dita, sperando di non aver fatto un errore a non chiederle personalmente un numero, un e-mail; lo sconforto mi prende, accendo una sigaretta, so che Sandro non e'neanche ancora arrivato a casa, ancora 10 minuti prima che scenda, puo'darsi che non abbia sentito il telefonino. Perche’tutte le poche volte che incontro una persona interessante deve tutto finire in questo modo, credo come in un sogno di avere il mondo in mano, di poter fare qualcosa, e poi... il nulla. Mi accendo un'altra sigaretta. Trrrr.....trrrr....trrrr il cellulare! Guardo il numero... e'Sandro! Rispondo con la foga di un condannato a morte che riceve la grazia! Mi spiega che a lui quella ragazza non interessa, che non e'il suo tipo e che voleva presentarmela in futuro e comunque che mi mandera'subito un sms con il suo numero di telefono, quello di casa. Non ci vedo piu'dalla felicita'quasi bacerei Sandro e lo porterei all'altare con me in questo momento, per sua fortuna e'a una decina di chilometri di distanza e non posso raggiungerlo. Corro a casa, ancora poche centinaia di metri e arrivero', entro come una furia e grido a mia madre che sta dormendo "Ho conosciuto una ragazza stupenda!! E sono anche riuscito a farmi dare il numero di telefono!!!" la risposta dall'oltretomba a mezzo fra uno sbadiglio ed un grugnito non la ascolto nemmeno e mi butto felice nel letto, a dormire.
Domani sara'una giornata stupenda
Continua presto...